Le tie-breaker rules sono i criteri, previsti dalle convenzioni bilaterali contro la doppia imposizione, che risolvono i casi in cui due Stati considerano contemporaneamente residente fiscale la stessa persona in base alle rispettive norme interne.
Perché servono
Ogni Stato definisce autonomamente chi è suo residente fiscale. Nulla impedisce che i criteri di due Stati si sovrappongano: una persona può risultare residente in Italia perché vi ha il domicilio e, insieme, residente in un altro Stato perché vi ha soggiornato oltre la soglia prevista.
Senza un meccanismo di risoluzione, quella persona sarebbe tassata sul reddito mondiale in entrambi i Paesi.
I criteri, in ordine
Si applicano in sequenza rigorosa: si passa al criterio successivo solo se il precedente non risolve.
- Abitazione permanente: dove il soggetto dispone stabilmente di un’abitazione
- Centro degli interessi vitali: dove sono più stretti i legami personali ed economici
- Dimora abituale: dove soggiorna più frequentemente
- Nazionalità
- Procedura amichevole tra le autorità competenti dei due Stati
Il criterio che decide quasi tutto
Nella pratica la gran parte dei casi si risolve — o si complica — sul secondo criterio, perché il primo raramente è dirimente: chi si trasferisce spesso mantiene un’abitazione disponibile in entrambi i Paesi.
Il centro degli interessi vitali si valuta guardando all’insieme della vita del soggetto: dove risiede la famiglia, dove si svolge l’attività professionale, dove sono i rapporti bancari operativi, dove si amministra il patrimonio, dove sono gli interessi sociali e politici.
Nessuno di questi elementi è decisivo da solo. È il quadro complessivo che conta, ed è per questo che i contenziosi in materia sono lunghi e imprevedibili.
Vedi anche Residenza fiscale e l’articolo sulle convenzioni contro la doppia imposizione.