L’exit tax è il prelievo che alcuni ordinamenti applicano quando un contribuente trasferisce la propria residenza fiscale all’estero, tassando le plusvalenze non ancora realizzate su determinati beni come se fossero state realizzate al momento dell’uscita.
La logica
Uno Stato che ha “maturato” nel tempo un diritto impositivo su un incremento di valore prodotto sul proprio territorio non vuole perderlo per il solo fatto che il contribuente si sposta.
Su cosa si applica in Italia
In Italia l’exit tax riguarda principalmente:
- Il trasferimento all’estero della sede di imprese commerciali
- Il trasferimento di residenza di soggetti che detengono partecipazioni qualificate in determinate condizioni
Non colpisce indistintamente qualunque persona fisica che si trasferisce: il perimetro è tecnico e va verificato caso per caso.
Sospensione e rateizzazione
La normativa europea, a seguito di pronunce della Corte di giustizia, impone agli Stati membri di consentire forme di sospensione o rateizzazione del pagamento nei trasferimenti verso altri Stati UE o SEE, per non ostacolare la libertà di stabilimento.
Perché conta nella pianificazione
L’exit tax è una delle voci più frequentemente ignorate quando si valuta un trasferimento. Il ragionamento tipico si concentra sulla fiscalità della destinazione, dimenticando che l’uscita stessa può avere un costo.
Per chi detiene partecipazioni societarie significative, questo costo può essere l’elemento determinante dell’intera valutazione — e va calcolato prima di avviare qualsiasi trasferimento, non dopo.