L’Italia ha una pressione fiscale ordinaria tra le più alte d’Europa, ma offre due regimi opzionali molto interessanti per chi trasferisce la residenza fiscale dal’estero.
I due regimi opzionali
Regime impatriati (art. 16 D.Lgs. 147/2015)
Per chi si trasferisce in Italia dopo essere stato fiscalmente residente all’estero per almeno 3 anni:
- Riduzione del 50% della base imponibile sui redditi di lavoro dipendente o autonomo prodotti in Italia
- Durata: 5 anni, prorogabili
- Soggetto a requisiti di lavoro qualificato
Regime neo-residenti (art. 24-bis TUIR, “flat tax HNW”)
Per chi non è stato residente fiscale in Italia per 9 dei 10 anni precedenti:
- Imposta sostitutiva forfettaria di 200.000 € sui redditi prodotti all’estero
- 25.000 € aggiuntivi per ogni familiare incluso
- Durata: fino a 15 anni
- I redditi italiani restano tassati ordinariamente
Aliquote ordinarie
IRPEF progressiva 23–43%, IRES 24%, IRAP 3,9%, capital gain 26%, IVA standard 22%.
Quando l’Italia ha senso anche fiscalmente
Per redditi esteri molto alti (>500.000 €/anno), il regime 24-bis è competitivo con qualunque giurisdizione europea, perché l’imposta totale resta fissa a 200k.
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