L’Irlanda è la sede europea di una quota rilevante delle grandi multinazionali tecnologiche e farmaceutiche. La ragione principale è fiscale, ma non solo: lingua inglese, appartenenza UE e forza lavoro qualificata pesano quanto l’aliquota.

Imposta sulle società

L’aliquota ordinaria sui redditi da attività commerciale è del 12,5%. Per i gruppi di grandi dimensioni si applica l’imposizione minima globale concordata in sede OCSE, che innalza il carico effettivo per chi supera le soglie previste.

Per le PMI e le società di dimensioni ordinarie il 12,5% resta pienamente applicabile.

Il regime non-domiciled

L’Irlanda mantiene un regime di tassazione su base di rimessa per i residenti non domiciliati: i redditi di fonte estera sono tassati solo nella misura in cui vengono effettivamente trasferiti in Irlanda.

È un regime simile a quello che il Regno Unito ha abolito nel 2025, e questo ha reso l’Irlanda una destinazione alternativa per profili che prima guardavano a Londra.

Tassazione personale

Le aliquote ordinarie sui redditi personali sono elevate, con la soglia superiore che scatta a livelli di reddito relativamente bassi. Vanno inoltre considerati i contributi sociali e il prelievo aggiuntivo universale.

Il quadro è quindi asimmetrico: molto competitivo per le società, non particolarmente leggero per i redditi da lavoro.

Cosa valutare

Vantaggi: lingua inglese, accesso pieno al mercato unico, ecosistema tecnologico denso, common law.

Limiti: costo della vita e degli affitti molto elevato nell’area di Dublino, clima, prelievo sui redditi personali sostenuto.

— Nota

Questa pagina descrive come funziona lo strumento, non se convenga a chi legge: quella valutazione dipende da una posizione che il testo non conosce. Per un esame del caso specifico esiste una pagina dedicata.

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