L’episodio inflattivo iniziato nel 2021 e tutt’ora non completamente riassorbito ha caratteristiche strutturali che lo distinguono dagli shock inflattivi del passato.
Le tre componenti
L’inflazione contemporanea ha tre componenti distinte che si sovrappongono:
- Componente energetica e da supply chain: legata al riassetto delle catene di approvvigionamento globali post-pandemia e post-conflitto ucraino
- Componente monetaria: residuo dell’espansione dei bilanci delle banche centrali del periodo 2020–2022
- Componente demografica: il rallentamento dell’offerta di lavoro nei paesi avanzati pone un floor strutturale alla pressione salariale
Perché la terza componente è la più importante
Le prime due sono cicliche e tendono a normalizzarsi. La terza è strutturale: la generazione del boom demografico del dopoguerra sta uscendo dalla forza lavoro mentre quella che entra è numericamente molto più piccola.
Questo crea una pressione duratura sui salari — soprattutto nei settori a basso e medio valore aggiunto — che si riflette nei prezzi dei servizi.
Implicazioni patrimoniali
Per chi pianifica un patrimonio sul lungo periodo, l’inflazione strutturale suggerisce:
- Ridurre l’esposizione a strumenti a tasso fisso a lunga scadenza
- Aumentare l’allocazione a real assets (immobili produttivi, materie prime, azioni di aziende con potere di prezzo)
- Considerare strumenti indicizzati all’inflazione per la parte difensiva del portafoglio
Confronto con gli anni ‘70
A differenza dello shock degli anni ‘70 (causato principalmente da uno shock petrolifero), l’inflazione attuale ha radici più diversificate. Per questo è più probabile che si stabilizzi su un livello strutturalmente più alto del decennio precedente, anziché tornare ai minimi del 2010-2020.
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