I programmi caraibici di cittadinanza per investimento sono i più noti al mondo e, da qualche anno, quelli sottoposti alla pressione internazionale più intensa. Vale la pena guardarli per quello che sono, senza l’entusiasmo del marketing e senza liquidarli come irrilevanti.

Chi li offre

Cinque Stati dell’Organizzazione degli Stati dei Caraibi orientali (OECS):

  • Antigua e Barbuda
  • Dominica
  • Grenada
  • Saint Lucia
  • Saint Kitts e Nevis

Il meccanismo è comune: si ottiene la cittadinanza a fronte di un contributo a un fondo statale oppure di un investimento immobiliare approvato, senza obbligo di residenza effettiva, senza requisiti linguistici e senza legami preesistenti con il Paese.

L’accordo del 2024

È il cambiamento più rilevante degli ultimi anni.

Il 20 marzo 2024 i cinque Stati hanno sottoscritto un Memorandum d’intesa che, con effetto dal 1° luglio 2024, ha fissato una soglia minima comune di 200.000 dollari per qualunque opzione di investimento.

Prima dell’accordo alcuni programmi partivano da 100.000 dollari, e la concorrenza al ribasso tra le isole era diventata uno dei principali argomenti delle critiche internazionali. L’intesa prevede anche un rafforzamento delle procedure di verifica e la condivisione di informazioni tra le autorità dei cinque Paesi.

Le soglie effettive variano da programma a programma sopra quel minimo, e le strutture di prezzo cambiano a seconda della composizione del nucleo familiare e dell’opzione scelta.

Cosa si ottiene

Una cittadinanza piena, trasmissibile ai discendenti, con un passaporto che dà accesso senza visto a un numero consistente di destinazioni — storicamente incluse l’area Schengen e il Regno Unito.

È qui che si concentra il valore percepito di questi programmi. Ed è anche qui che si concentra il rischio.

Il rischio da conoscere

La storia recente offre un precedente documentato. Vanuatu — Stato del Pacifico, non caraibico, ma con un programma analogo — ha visto l’Unione europea sospendere parzialmente l’esenzione dal visto nel marzo 2022, sospenderla integralmente dal 4 febbraio 2023 e infine rimuovere lo Stato dall’elenco dei Paesi esenti con un regolamento adottato nel dicembre 2024. Il Regno Unito aveva revocato l’esenzione già nel luglio 2023.

La motivazione dichiarata riguardava proprio il programma di cittadinanza per investimento e i rischi di elusione della procedura di visto Schengen.

Il Regno Unito ha successivamente rimosso l’esenzione anche per Dominica e, più di recente, per Saint Lucia.

Sul fronte europeo la situazione si è mossa ulteriormente:

  • Nell’ottobre 2025 il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una revisione del meccanismo di sospensione dell’esenzione dal visto che iscrive esplicitamente i programmi di cittadinanza per investimento tra i motivi di attivazione. È la prima volta che questa fattispecie viene codificata come tale.
  • Nel dicembre 2025 la Commissione europea, nella propria relazione periodica sul meccanismo di sospensione, ha citato per nome tutti e cinque i programmi caraibici, con dati sul numero di passaporti rilasciati e osservazioni sui tassi di rigetto delle domande.

Alla data di questo articolo non risulta in vigore alcuna sospensione a carico dei cinque Stati caraibici, e il loro accesso senza visto all’area Schengen è mantenuto. Ma il quadro giuridico che consentirebbe di intervenire è ora esplicito, ed esiste un precedente in cui è stato applicato fino in fondo.

Come leggere questo rischio

La conseguenza pratica è che il beneficio principale di questi programmi — la mobilità verso Europa e Regno Unito — poggia su un’esenzione dal visto, cioè su una concessione unilaterale e revocabile, non su un diritto acquisito.

Chi valuta un investimento di questo ordine dovrebbe quindi porsi una domanda precisa: il programma avrebbe ancora senso se l’accesso a Schengen venisse meno?

Se la risposta è sì — perché si cerca un’alternativa in caso di instabilità, perché servono legami con un’area geografica specifica, perché si vuole una cittadinanza aggiuntiva trasmissibile ai figli — la decisione poggia su basi che non dipendono da una scelta di Bruxelles.

Se la risposta è no, si sta acquistando un bene il cui valore principale può essere modificato da un soggetto terzo, senza preavviso significativo e senza rimborso.

Per un cittadino italiano

Va aggiunta una considerazione di contesto. Il passaporto italiano è stabilmente tra i più forti al mondo per libertà di movimento, e conferisce inoltre il diritto di risiedere e lavorare in tutta l’Unione europea — cosa che nessun passaporto caraibico offre.

Sul piano della sola mobilità, quindi, l’aggiunta è marginale. Le ragioni che possono rendere sensata questa scelta sono di altra natura: diversificazione del rischio istituzionale, pianificazione familiare di lungo periodo, accesso a specifici contesti regionali.

Sul piano fiscale, infine, una precisazione che vale sempre: la cittadinanza non determina la residenza fiscale. Acquisire un passaporto caraibico non modifica di per sé la posizione fiscale di chi resta a vivere in Italia.


Riferimenti: Memorandum d’intesa OECS del 20 marzo 2024, efficace dal 1° luglio 2024; Decisione (UE) 2022/366; regolamento di rimozione di Vanuatu dall’elenco dei Paesi esenti, dicembre 2024; ottava relazione della Commissione europea sul meccanismo di sospensione del visto, dicembre 2025. Verificato ad agosto 2026: la materia è in evoluzione e va riscontrata alla data.

— Nota

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