Su Panama circola molta confusione, e una parte nasce da un fraintendimento specifico: quasi tutto il materiale in circolazione descrive il Friendly Nations Visa, il programma per i cittadini dei “paesi amici”. Per un cittadino italiano quel programma è, in larga parte, irrilevante.
Il Friendly Nations Visa e la riforma del 2021
Il programma nasce con il Decreto Ejecutivo 416 del 2012 e consente ai cittadini di una cinquantina di Paesi con legami diplomatici ed economici con Panama di ottenere la residenza con procedure semplificate.
Per anni è stato considerato uno dei percorsi più accessibili al mondo. Poi è cambiato.
I Decreti Ejecutivos 197 del 7 maggio 2021 e 226 del 20 luglio 2021, in vigore dal 7 agosto 2021, hanno ristrutturato il programma su due punti:
- La residenza non è più permanente da subito: si ottiene un permesso provvisorio di due anni, al termine del quale si può chiedere quella permanente
- Occorre dimostrare un legame economico effettivo attraverso una di tre vie: un contratto di lavoro con datore panamense, l’acquisto di un immobile, oppure un deposito vincolato presso una banca locale
Per le due vie patrimoniali la soglia comunemente indicata è dell’ordine dei 200.000 dollari. Il vecchio modello, che consentiva l’accesso con disponibilità molto più modeste, non esiste più.
Il punto che quasi nessuno segnala
L’Italia non compare nella lista dei “paesi amici”. Non ci è mai comparsa.
Non si tratta di un’esclusione: i cittadini italiani accedono a Panama attraverso uno strumento diverso e più antico, il Trattato di Amicizia, Commercio e Navigazione tra Italia e Panama, firmato nel 1965 e recepito nell’ordinamento panamense con la Legge 15 del 1° febbraio 1966.
Il trattato stabilisce un principio di trattamento reciproco tra i cittadini dei due Stati, e su questa base l’ordinamento panamense riconosce agli italiani una categoria migratoria autonoma.
Perché la distinzione conta
Perché il trattato bilaterale è giuridicamente separato dalla normativa migratoria ordinaria. Gli inasprimenti del 2021, che hanno riscritto il Friendly Nations Visa, non lo hanno toccato.
Ne discendono due differenze sostanziali:
- Struttura del permesso: la via del trattato è impostata sul riconoscimento diretto della residenza permanente, senza il passaggio biennale provvisorio introdotto per gli altri
- Requisito economico: non è richiesto l’investimento immobiliare né il deposito vincolato nell’ordine dei 200.000 dollari. È richiesta la dimostrazione di una finalità economica o professionale nel Paese, tipicamente attraverso un rapporto di lavoro, la titolarità di una società panamense o la proprietà di un immobile
Nella pratica, questo colloca il cittadino italiano in una posizione strutturalmente diversa da quella di un cittadino tedesco o francese, che deve invece passare dal Friendly Nations Visa nella sua versione post-2021.
Dopo cinque anni di residenza permanente si apre, in linea generale, la possibilità di richiedere la naturalizzazione.
Una precisazione sulle fonti
Va detto apertamente: gran parte del materiale disponibile su questo trattato è pubblicato da studi legali e agenzie che vendono il servizio. Le cifre che circolano su importi minimi, tempi di lavorazione e obblighi di presenza fisica variano da fonte a fonte, e alcune sono presentate in modo ottimistico.
Il quadro normativo — esistenza del trattato, sua autonomia rispetto al Friendly Nations Visa, struttura del permesso — è solido e verificabile. I dettagli operativi vanno confermati presso il Servicio Nacional de Migración o con un avvocato panamense abilitato, perché la prassi amministrativa si muove più rapidamente della norma scritta.
Il contesto fiscale panamense
Panama applica un sistema di tassazione territoriale: i redditi di fonte estera non sono soggetti a imposizione locale, indipendentemente dal fatto che vengano rimessi nel Paese.
È l’elemento che rende Panama attraente, ma è anche quello che richiede più attenzione, per una ragione che non riguarda Panama.
Il lato italiano
L’ottenimento della residenza panamense, di per sé, non modifica la residenza fiscale italiana. Sono due piani distinti: uno migratorio, l’altro tributario.
Un cittadino italiano che ottiene la residenza permanente a Panama ma continua a vivere, lavorare e mantenere la propria famiglia in Italia resta residente fiscale italiano ai sensi dell’articolo 2 del TUIR, con tutti gli obblighi che ne conseguono.
Va inoltre considerato che Panama rientra, per l’ordinamento italiano, tra le giurisdizioni per le quali gli obblighi di monitoraggio sono presidiati da un apparato sanzionatorio più severo, e per le quali operano presunzioni meno favorevoli al contribuente.
Come leggere questa opzione
Il trattato Italia-Panama è un fatto giuridico peculiare e concreto: pochi Paesi al mondo offrono ai propri cittadini un canale bilaterale dedicato di questo tipo, e la circostanza che sia sopravvissuto alla stretta del 2021 lo rende oggi più rilevante di quanto non fosse dieci anni fa.
Cosa significhi nel caso specifico — se abbia senso come base di vita, come opzione di riserva, come struttura per un’attività, o se non abbia senso affatto — dipende interamente dalla posizione di chi valuta: dove si trova il reddito, dove sta la famiglia, quale orizzonte temporale si ha in mente.
Su questo la scheda si ferma, perché è esattamente il punto in cui una valutazione generale smette di essere utile.
Fonti normative: Decreto Ejecutivo 416/2012, Decreto Ejecutivo 197 del 7 maggio 2021, Decreto Ejecutivo 226 del 20 luglio 2021; Ley 15 del 1° febbraio 1966 (Repubblica di Panama). Verificato ad agosto 2026.
Questa pagina descrive come funziona lo strumento, non se convenga a chi legge: quella valutazione dipende da una posizione che il testo non conosce. Per un esame del caso specifico esiste una pagina dedicata.