Il decreto-legge 36 del 2025 ha modificato in modo significativo l’accesso alla cittadinanza italiana per discendenza, introducendo limiti generazionali che prima non esistevano formalmente.

Il principio storico

Per oltre un secolo, l’Italia ha applicato il principio del jus sanguinis in modo praticamente illimitato: chiunque potesse documentare una linea diretta di discendenza da un cittadino italiano nato dopo il 17 marzo 1861 (proclamazione del Regno d’Italia) e che non avesse mai rinunciato alla cittadinanza, aveva diritto al riconoscimento.

Cosa cambia nel 2025

Il decreto introduce limiti operativi più stringenti:

  • Maggiore rigore nella valutazione documentale
  • Tempi di lavorazione formalmente codificati
  • Verifica più puntuale della “non interruzione” della linea di discendenza

Procedura

La procedura standard prevede tre vie alternative:

  1. Riconoscimento presso il consolato italiano del paese di residenza (tempi medi: 2–8 anni)
  2. Riconoscimento in Italia previo trasferimento e iscrizione anagrafica (tempi: ~1 anno)
  3. Via giudiziale in caso di linee femminili anteriori al 1948 (tempi medi: 2–3 anni)

Documentazione richiesta

In tutti i casi serve la catena completa di:

  • Atti di nascita di tutti gli ascendenti italiani fino all’avo emigrato
  • Atti di matrimonio
  • Atti di morte (quando applicabile)
  • Documentazione di mancata naturalizzazione dell’avo italiano prima della nascita del figlio

Tutti i documenti esteri devono essere apostillati e tradotti.

— Nota

Questa pagina descrive come funziona lo strumento, non se convenga a chi legge: quella valutazione dipende da una posizione che il testo non conosce. Per un esame del caso specifico esiste una pagina dedicata.

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